Sono passati 30 anni dalla terribile notte del 29 gennaio 1996, quando le fiamme improvvisamente si alzarono e distrussero completamente il Gran Teatro La Fenice, per un fuoco appiccato da due elettricisti in ritardo con i lavori.
L’allarme lo diede un motoscafo della Polizia, in transito nel rio che circonda l’edificio. Fumo, fiamme, boati e crolli fecero accorrere in campo San Fantin decine di persone, spettatori e lavoratori della Fenice. I vigili del fuoco fermarono una devastazione maggiore: l’elicottero di Mestre fece la spola per ore, scaricando ettolitri d’acqua e schiumogeno; le squadre entrarono tra le macerie fumanti. Era la seconda volta, dopo il rogo del 13 dicembre 1836, che però aveva risparmiato le Sale Apollinee. Il sovrintendente Gianfranco Pontel e il sindaco Massimo Cacciari decisero che la Fenice sarebbe stata ricostruita “com’era e dov’era” e che la stagione lirica sarebbe continuata, con una tensostruttura al Tronchetto, il Palafenice.
Le indagini della Procura arrivarono a scoprire l’origine dolosa delle fiamme, con la condanna di due elettricisti, Enrico Carella e Massimiliano Marchetti, che in ritardo con i lavori e per non pagare una penale avevano cercato di simulare un piccolo fuoco, poi diventato devastante.
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